
Qualche settimana fa ho sentito il ministro Brunetta parlare ad una trasmissione Rai alla Domenica pomeriggio… Beh, oltre ad alcuni discorsi abbastanza coerenti, mi ha colpito il dialogo con una ragazza. Si parlava di aiuti ai giovani, di come sia veramente difficile per un ragazzo di 18 anni uscire di casa. Ovviamente l’unica strada, che in molti abbiamo percorso, è quella di andare a convivere con altre persone che cercano una loro indipendenza; certo però che fino a quando studi all’università, quando hai 20 anni e lavori, sono situazioni che puoi tranquillamente vivere, anche in modo divertente. Quando inizi ad avvicinarti ai 30 anni e sei ancora immerso in questi compromessi sociali qualcosa cambia, c’è una domanda che inizia ad insinuarsi nella mente: è questo il futuro che mi immaginavo? Cioè, molti ragazzi probabilmente mirano a convivere con una persona con cui vogliono farsi una famiglia, o almeno avere le possibilità economiche per vivere realmente da soli. Con molti sacrifici ci si potrebbe anche arrivare, però questo ti porterebbe in un futuro in cui vuoi comprare una casa, a fare un mutuo al 100%, da pagare fino a 70 anni d’età, se non da passare ad ipotetici e futuri figli… Se poi si considera che a 60 anni dovresti essere in pensione, e quindi avere un reddito più basso, bene, non è rosea la prospettiva…Ma sto divagando.
Dicevo del dialogo con questa ragazza. Si parlava di filosofi e pensatori, di come alcune categorie culturali o artistiche dovrebbero avere una sorta di sussidio, cosa che all’estero già fanno, ad esempio in Francia, in cui questa ragazza ha avuto un esperienza diretta. Per lei, come per molti, non era un problema andare anche a lavare i piatti se lo stato la sosteneva materialmente. A questa affermazione, sostenuta da un esperienza concreta, ho visto il ministro Brunetta ridere di gusto, e rispondere affermando “Allora torna in Francia!” BINGO! Ecco che torniamo sempre al punto dolente che anni fa un noto comico aveva rinchiuso in una divertente ma amara metafora:
“Come mai i nostri ricercatori, artisti, vanno all’estero ed in Italia continuiamo invece a far arrivare calciatori strapagati? COME MAI IN ITALIA ESPORTIAMO CERVELLI ED IMPORTIAMO PIEDI???”
Ora, la risposta a questa domanda metaforica si delinea meglio, e non conta il fatto che qualche giorno fa il ministro fosse uscito con un’altra “sparata” tipo togliamo i soldi per le pensioni di anzianità per darli ai giovani, aiutandoli ad uscire di casa: togliamo ai vecchi per dare ai giovani! Così i giovani di oggi, quando diventeranno vecchi, non smetteranno di lavorare, semplicemente perché non se lo potranno permettere! Tutti sanno che la situazione economica è ormai una coperta corta, per citare una giusta metafora del ministro Brunetta: o scopri i piedi, o scopri la testa. Ma, per Dio, la piantiamo di togliere sempre agli stessi? E’ utopico quello che chiedo?
Ma non basta la crisi economica, la mancanza di profondità e cultura, il precariato lavorativo; oggi, sul giornale è arrivata veramente la ciliegina sulla torta: una catena di supermercati, Sigma e Despar, hanno inaugurato una nuova lotteria. Come funziona questa lotteria? Semplice: bisogna fare una spesa di almeno 30 Euro, quindi avere uno scontrino di 30 Euro, per aver diritto ad una cartolina con cui accedere al concorso. Salterò le implicazioni morali ed i reali benefici di questa iniziativa, perché sputerei solo veleno, ma non posso fare a meno di riflettere e sentire la mia vena ironico-sarcastica che s’ingrossa. Perché? Per il premio…E che cosa si vince? UN LAVORO!!! Ebbene si signori: il lavoro non è più un diritto, ma un premio! Per la proprietà transitiva dell’uguaglianza, visto che l’Italia è una repubblica fondata sula lavoro, e che qui il lavoro è ormai un premio (sia metaforico che di fatto), allora l’Italia non è più la repubblica delle banane, ma la repubblica dei premi! Un netto miglioramento!


Come era ovvio aspettarsi dopo le dichiaraizioni di Berlusconi durante la sua visita a Gerusalemme, la reazione iraniana non si è fatta attendere.
Silvio ha dichiarato con una estrema sicurezza ed una naturalezza che hanno dell'incredibile, che l'Iran dispone di ordigni atomici.
Dichiarazioni che perfino i maggiori vertici di sicurezza nazionale di tutto il mondo si sono ben guardati da esporre in tali termini.
A tale riguardo basti ricordare quello che è successo a marzo del 2009 quando l'ammiraglio
Mike Mullen, capo di Stato maggiore interforze degli Stati Uniti e il capo del Pentagono
Robert Gates hanno avuto un botta e risposta di fuoco sull'atomica iraniana.
Gates infatti smentiva che l'Iran disponesse di uranio a sufficienza per costruire una bomba nucleare (1.700 kg).
Il punto non è se ce l'hanno o meno, ma il modo in cui si fanno dichiarazioni in merito ad uno stato il cui capo risulta essere leggermente irascibile quando vengono toccati determinati argomenti.
Un'irascibilità capace di far smentire al capo del Pentagono il fatto che l'Iran disponga di uranio a sufficienza. Che sia questo vero oppure no!Invece Berlusconi, in casa del loro nemico numero uno, tratta la cosa come se si stesse parlando di andare o meno a mangiare una pizza tra amici.
Infatti ecco cosa fa sapere oggi il sito in italiano della radiotelevisione di Stato iraniana:
"Dopo aver sparato dichiarazioni decisamente discutibili sull'Iran il premier italiano è arrivato a dire che la guerra contro Gaza fu giusta, calpestando così i cadaveri di 1.400 civili palestinesi uccisi l'anno scorso da Israele durante tre settimane di folli bombardamenti. Berlusconi, durante il suo discorso ieri alla Knesset ha completato tutta la serie di servigi fatti ai padroni israeliani", dopo che, "prima e durante la visita in Israele aveva rivolto all'Iran tutte le accuse possibili, ad iniziare da quella di voler sviluppare armi nucleari"L'arte della diplomazia è una scienza contorta e discussa, questo è certo. ma un minimo si sensibilità politica da parte del nostro premier non guasterebbe!
E' crollato dopo due settimane dall'inaugurazione, avvenuta alla presenza del ministro degli Esteri italiano che suggellava l'ingente impegno italiano in questo mega progetto. E' il Gilgel Gibe II, impianto idroelettrico nel cuore dell'Etiopia

E' crollato dopo due settimane esatte dall'inaugurazione del 13 gennaio scorso, avvenuta alla presenza del ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, che suggellava con la sua presenza l'ingente impegno italiano in questo mega progetto. Si tratta del Gilgel Gibe II, il tunnel di 26 chilometri costruito per generare energia sfruttando la differenza di altitudine fra il bacino della Gilgel Gibe I e il fiume Gibe. Siamo nel cuore dell'Etiopia, nella valle del fiume Omo, un paradiso che sta per sparire, ingoiato dalla rapacità di governi e grandi interessi, che nelle acque cristalline dell'importante fiume ci vedono solo energia e tanti soldi. Dietro a questo misero flop, infatti, c'è un intreccio di interessi e business a nove cifre, che occorre analizzare passo passo, per arrivarne a capo.
Il bacino dell'Omo e i suoi affluenti, da 15 anni, sono oggetto di una morbosa attenzione non solo delle istituzioni etiopi, ma anche italiane e quindi europee, con i fondi delle quali sono già nati non solo l'impianto idroelettrico dai piedi d'argilla, ma anche una diga a cui il tunnel si collegava. E in ponte ce n'è una terza, ossia il più grande progetto idroelettrico mai realizzato nel paese africano, che è già in via di costruzione.
A aprire i battenti del business energetico nel paese africano è stata, dunque, la costruzione della Gilgel Gibe I, la diga medio-grande che prende il nome dal fiume che confluendo nel Gibe dà vita con il Gojeb all'Omo, il quale per seicento chilometri irriga una regione dalla biodiversità eccezionale (l'Unesco ha dichiarato la bassa valle dell'Omo Patrimonio dell'Umanità). A ruota è stato quindi messo su il Gilgel Gibe II e infine sta svilppandosi la Gilgel Gibe III, mega diga in via di costruzione dal 2006, che prevede un salto di 240 metri per una potenza di 1870 Mw. Costo: 1,4 miliardi di euro.
E, se per la prima costruzione, a farne le spese sono state diecimila persone, sfollate a forza da quello che adesso è il bacino idroelettrico della Gilgel Gibe I, per il progetto da mille e una notte a rimetterci saranno in duecentomila. Con conseguenze facilmente prevedibili, viste le condizioni di vita che già stanno sopportando i primi sfollati. A raccontarcele sono i responsabili della Campagna per la riforma della Banca Mondiale, costola di Mani Tese, che da tempo seguono la vicenda, con escursioni sul luogo e rigorosi studi di impatto ambientale. Perché la Crbm è coinvolta? Perché ognuno di questi progetti ha visto il coinvolgimento diretto o indiretto della Banca Mondiale, della Banca europea per gli investimenti e dei finanziamenti della cooperazione internazionale. Anche italiana.
"Le comunità coinvolte hanno subito un graduale impoverimento - raccontano - Le famiglie sono state insediate in una zona semi-paludosa poco fertile e con appezzamenti di terra inferiori a quelli che prima possedevano. L'aumento della densità di popolazione ha creato un conflitto con le comunità residenti per la gestione dei pascoli, dato che per la loro scarsità, numerose famiglie hanno perso fino all'80 percento del bestiame. Il tutto nella totale mancanza di servizi di base. Nonostante le abitazioni siano sovrastate dai cavi dell'alta tensione, non hanno luce né acqua corrente. Gli accordi parlavano di nuove scuole, che invece non ci sono. Si sono limitati a ristrutturare le vecchie, che ora devono gestire fino a 1.100 studenti. E molti vivono a due ore di cammino. Inoltre il bacino ha inondato la strada asfaltata che collegava la città di Jimma alla capitale, isolando i villaggi e costringendo i mezzi di trasporto ad aggirare il bacino su un percorso sterrato di quasi 40 Km".
Incombenti le malattie. "La creazione del bacino ha incrementato l'incidenza della malaria e di altre malattie trasmissibili, come l'Hiv. La presenza di migliaia di lavoratori provenienti da tutto il Paese ha aumentato la prostituzione e, dato che la popolazione non è stata sottoposta ai controlli sanitari periodici previsti nelle misure di mitigazione, il virus si è diffuso a dismisura".
Ingenti i danni ambientali. "La diga non rilascia il flusso minimo previsto per garantire la sopravvivenza dell'ecosistema. Si passa dall'assenza di ogni rilascio durante la stagione secca, al riempimento fino al limite eseguito durante la stagione delle piogge per sfruttarne al massimo la potenza, per poi procedere con rilasci di emergenza a protezione dell'infrastruttura. Si tratta di una gestione irresponsabile che provoca scompensi, molto pericolosi. Nell'estate del 2006, nei distretti di Dashenech e Nyangatom, lungo il fiume Omo, un'alluvione ha provocato la morte di 364 persone, la distruzione di 15 villaggi e 15.000 profughi".
A rendere tutto ancora più grave c'è la discutibilità dei metodi usati per ottenere i permessi necessari, che in alcuni casi non sono nemmeno arrivati in tempo. Come il permesso ambientale per la Gilgel Gibe III, emesso nel 2008, nonostante i lavori fossero già in stato di avanzamento. Ad opera di chi? Della italianissima Salini Costruttori Spa, l'unica e la sola che da sempre lavora ai progetti nella Valle, grazie a gare d'appalto mai avvenute. Ma il Bel Paese è implicato nel business idroelettrico etiope anche per i 220 milioni di euro che il Comitato direzionale della Direzione generale cooperazione allo sviluppo (Dgcs) del ministero degli Affari Esteri (Mae) ha versato per la realizzazione dell'impianto appena franato Gilgel Gibe II, unito a 505 mila euro donati per l'invio di un esperto italiano che monitorasse il progetto. "Che di per sé - precisa Caterina Amicucci, della Crbm - sarebbe pure un progetto valido, se non fosse per le dubbie commistioni che ci stanno dietro e per l'assenza di studi adeguati che hanno comportato un ritardo di due anni nella consegna, un rilevante aumento dei costi" e un risultato a dir poco scadente visto il crollo.
Si è trattato infatti del più grande credito d'aiuto mai erogato nella storia del fondo rotativo, ed è stato deciso basandosi su valutazioni fortemente negative dei ministeri e degli organi competenti, fra cui il Nucleo tecnico di valutazione della Dgcs. Che viene quasi del tutto sbaragliato subito dopo l'approvazione del credito. La quale avviene, comunque, a contratto già firmato tra la Salini e il governo etiope, "contravvenendo a tutti gli standard nazionali e internazionali sulla trasparenza e la concorrenza". Era l'ottobre 2004. E il governo italiano stava giusto discutendo la cancellazione dei 332,35 milioni di euro di debito dell'Etiopia, che venne poi ratificata nel gennaio 2005. Ossia, tre mesi dopo averla reindebitata di una cifra di poco inferiore: quei 220 milioni stanziati per Gilgel Gibe II.
Anche per la numero III, l'Etiopia si è rivolta all'Italia. Era il luglio 2007. Richiesta: 250milioni di euro. Per ora nessuna risposta. "La richiesta ufficiale delle autorità etiopi - precisa Amicucci - è accompagnata da una costante e capillare azione di lobby della Salini sui funzionari e i diplomatici del ministero. Dopo il cambio di governo a metà 2008 si resta in attesa degli eventi". E non dimentichiamo che dal marzo 2006 al gennaio 2007 questo prestito è stato indagato anche dalla magistratura, che poi ha archiviato il caso.
A finanziare la Gilgel Gibe II è accorsa anche la Banca europea per gli Investimenti, che ha sborsato 50 milioni di euro. Eppure, ben sapeva che non era avvenuta una gara d'appalto per l'intero lavoro. La Salini ha infatti preso il lavoro senza gare, e poi ha fatto dei bandi per i lavori scaturiti dall'indotto. Ed è qui che è intervenuta la Bei, finanziando quindi una componente del progetto che è andata in gara e aggirando, comunque, le direttive europee sul procurement. Si è dunque disinteressata "degli standard internazionali su trasparenza e concorrenza", che invece hanno convinto la Banca mondiale a non entrare nell'operazione.
E ora, stesso copione e medesimi attori per la Gilgel Gibe III?
Fonte: Peace Reporter

«Conosco bene il modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam, perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam».
Carlo Taormina, 70 anni, è stato uno dei legali di punta del Cavaliere fino al 2008, quando ha mollato il premier e il suo giro – uscendo anche dal Parlamento – a seguito di quella che lui ora chiama «una crisi morale». Ormai libero da vincoli politici, in questa intervista a Piovonorane dice quello che pensa e che sa su Berlusconi e le sue leggi.
Avvocato, qual è il suo parere sulle due norme che il premier sta facendo passare in questi giorni, il processo breve e il legittimo impedimento?
«La correggo: le norme che gli servono per completare il suo disegno sono tre. Lei ha dimenticato il Lodo Alfano Bis, da approvare come legge costituzionale, che è fondamentale».
Mi spieghi meglio.
«Iniziamo dal processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà in un cassetto».
E perché?
«Perché il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del legittimo impedimentoı».
E poi che succede? Che c’entra il Lodo Alfano bis?«Vede, la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta».
Mi faccia capire: Berlusconi sta facendo una legge – il legittimo impedimento -che già sa essere incostituzionale?«Esatto. Non può essere costituzionale una legge in cui il presupposto dell’impedimento è una carica, in questo caso quella di presidente del consiglio. Non esiste proprio. L’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o di quei giorni, non una carica. Ad esempio, quando io avevo incarichi di governo, molte udienze a cui dovevo partecipare si facevano di sabato, che problema c’è? E si possono tenere udienze anche di domenica. Chiunque, quale che sia la sua carica, ha almeno un pomeriggio libero a settimana. Invece di andare a vedere il Milan, Berlusconi potrebbe andare alle sue udienze. E poi, seguendo la logica di questa legge, la pratica di ottenere rinvii potrebbe estendersi quasi all’infinito. Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni istituzionali sono meno importanti? E così via. Insomma questa legge non sta in piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta. E Berlusconi lo sa, ma intanto la fa passare e la usa per un po’ di tempo, fino a che appunto non passa il Lodo Alfano bis, con cui si sistema definitivamente».
Come fa a esserne così certo?«Ho lavorato per anni per Berlusconi, conosco le sue strategie. Quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati, non faceva certo mistero del loro scopo ad personam. E io gliele scrivevo anche meglio di quanto facciano adesso Ghedini e Pecorella».
Tipo?«Quella sulla legittima suspicione, mi pare fossimo nel 2002. Gli serviva per spostare i suoi processi da Milano a Roma. Lui ce la chiese apertamente e noi, fedeli esecutori della volontà del principe, ci siamo messi a scriverla. E abbiamo anche fatto un bel lavoretto, devo dire: sembrava tutto a posto. Poi una sera di fine ottobre, verso le 11, arrivò una telefonata di Ciampi».
Che all’epoca era Presidente della Repubblica.«Esatto. E Ciampi chiese una modifica».
Quindi?«Quindi io dissi a Berlusconi che con quella modifica non sarebbe servita più a niente. Lui ci pensò un po’ e poi rispose: “Intanto facciamola così, poi si vede”. Avevo ragione io: infatti la legge passò con quelle modifiche e non gli servì a niente».
Pentito?«Guardi, la mia esperienza al Parlamento e al governo è stata interessantissima, direi quasi dal punto di vista scientifico. Ma molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più. Non ho imbarazzo a dire che ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere.
A chi si riferisce?«A Cicchitto, a Bondi, a Denis Verdini, ma anche a Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno preso il sopravvento e che condizionano pesantemente il premier. E l’hanno portato a marginalizzare – a far fuori politicamente – persone come Martino, Pisanu e Pera. E adesso stanno lavorando su Schifani».
Prego?«Sì, il prossimo che faranno fuori è Schifani. Al termine della legislatura farà la fine di Pera e Pisanu».
Ma mancano ancora tre anni e mezzo alla fine della legislatura…
«Non credo proprio. Penso che appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, Berlusconi andrà alle elezioni anticipate».
E perché?
«Perché gli conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra tre anni, e prendere il suo posto».
Aiuto: mi sta dicendo che avremo Berlusconi fino al 2020?
«E’ quello a cui punta. E in assenza di un’opposizione forte può arrivarci tranquillamente. L’unica variabile che può intralciare questo disegno, più che il Pd, mi pare che sia il centro, cioè il lavorio tra Casini e Rutelli. Ma se questo lavorio funzionerà o no, lo vedremo solo dopo le regionali».
Fonte: Micromega Online

Davvero una brutta notizia questa che è arrivata con la sentenza n.183 del 19 gennaio 2010: Anche in Italia sarà possibile utilizzare sementi geneticamente modificate. (Per ora limitatamente al mais)
Chi segue questo blog sa cosa sta succedendo in America grazie alle coltivazioni OGM con le "validissime" sementi della Monsanto e della Bayer.
Per avere un piccolo esempio basta dare un'occhiata a questo
LINKLo sappiamo benissimo tutti, il problema degli agricoltori in Italia non è certo la produttività o la qualità dei raccolti,
il vero cancro che sta mettendo in ginocchio l'agricoltura è una filiera devastante che paga praticamente ZERO ai produttori che poi vedono i propri prodotti sulle bancarelle con ricarichi che in certi casi sfiorano il 2.000 % (DUEMILA PERCENTO!!!!)Io sono convinto che se, giustamente ricalibrata la filiera, dando il giusto a chi produce, gli agricoltori non si sognerebbero mai nemmeno di andare in cerca di sementi coi bicipiti pompati. Perchè la ricerca smodata di produttività deriva solo ed esclusivamente da una redditività insoddisfacente.
Quali saranno le contromisure italiane?
Il ministro Zaia ha già pronta la controffensiva con un emendamento del decreto mille proroghe che cercherà di rallentare la diffusione degli OGM nei nostri campi. Successivamente l'inserimento di un "Marchio Etico".... Un'etichetta!
Non voglio assolutamente criticare Zaia, che forse è uno dei pochi, attuali, ministri improduttivi ma perlomeno dotati di buona volontà,ma la risoluzione di un problema talmente vasto e che crea uno spartiacque storico nella sostanza della tanto famosa agricoltura Made In Italy non può certo essere un adesivo.
Armiamoci di pannocchie, più grandi sono e meglio è (in questo caso l'OGM aiuta), e andiamo alla ricerca di un posto caldo dove seminarle!

Difficilmente una popolazione può accettare senza riserve la presenza di un
inceneritore sul proprio territorio. E troppo spesso, la selezione dei
rifiuti che poi dovranno essere bruciati non si svolge correttamente. Quanto comunicato, ieri sera, dal Comitato contro l’inceneritore di Montale, vicino Pistoia, ne è un esempio. L’impianto - peraltro già
chiuso nel 2007 per superamento dei limiti di emissione previsti dalla normativa nazionale -è di nuovo al centro di una bufera dopo la comunicazione dei risultati di alcune analisi da parte dello stesso Comitato che- effettuate a proprie spese dai cittadini interessati -
confermano la presenza di diossina nel latte delle mamme residenti nelle zone limitrofe all’impianto.
L’iniziativa è stata portata avanti a seguito del rifiuto reiterato da parte delle amministrazioni locali di effettuare indagini biologiche e sanitarie sugli individui le cui abitazioni si trovano presso l’inceneritore incriminato. In più di un’occasione, del resto, le istituzioni interrogate sulla vicenda hanno sempre negato la presenza di Pcb nelle emissioni. A contrastare decisamente con tale versione dei fatti però, già negli scorsi mesi, sono intervenute diverse indagini effettuate dall’Arpat e dalle Asl locali su carni di pollo allevati nella medesima zona e che portano profili emissivi del tutto sovrapponibili a quelli riscontrati nel latte materno.
La causa preponderante dell’inquinamento nella nostra terra è da ricercarsi inequivocabilmente nelle emissioni dell’inceneritore
concludono i membri del Comitato. La protesta va avanti.
Fonte: Ecoblog
Veramente... peccato, peccato che oggi non ho tempo di andare in edicola!
Esce questa rara edizione a metà tra il sacro, il mistico e il profano:

Ieri, a speron battutto, tutte le reti Mediaset hanno pubblicizzato l'uscita di questa perla edita da Peruzzo Editore, già famoso per edizioni prestigiose come: Top Salute, Di Tutto, Dimagrire mangiando, La mia casa e altre.
Archiviata la brutta avventura della statuetta del duomo, ora inizia la campagna mediatica vera, quella cattiva, ai limiti del grottesco, che penso ci darà tante soddisfazioni.
Il prezzo di copertina è di 9,90 euro, prezzo popolare considerando la consistenza del libricino e la copertina patinata. Il volume raccoglie una serie di fotografie: momenti pubblici e privati come la foto del 1994 qualche giorno dopo la discesa in campo, l`evento a piazza Duomo, con gli operai che hanno ricostruito l`Aquila, Silvio fra la gente e tanti altri
L'editore dichiara di non avere interessi o preferenze politiche, e che si tratta, più che altro di un omaggio ad un amico.
Ma allora che gli faccia una bella edizione miniata, che racconta la sua vita, rilegata in pelle di comunista e gliela regali in privato!
Scherzi a parte, io sono intontito da sta cosa, ma penso che sia la prima volta nella storia d'Italia che succede una cosa simile, un "ad memoriam" in vita che diventerà una pietra miliare della politica moderna.
Non lasciatevelo scappare!!!!!
P.S.
Giusto per farcela passare, qui sotto un piccolo fotomontaggio per farci una ghignata.... anche se da ridere c'è ben poco, il malloppone fotografico sarà andato a ruba. L'uso successivo all'acquisto non è dato sapere....

Il dubbio è questo: Come sia possibile che l'applicazione per iPhone più scaricata in Italia sia un programma che permette di riascoltare e rivedere i discorsi del duce sul palm device più in voga del momento.
Come sappiamo l'interesse per la storia in generale non contraddistingue sicuramente i giovani del nostro paese, e sono loro a scaricare l'applicazione, essendo la maggior parte dei possessori di iPhone.
Per dare un' idea dei numeri pensate che l'applicazione è stata scaricata più del videogame di Avatar, più del Grande Fratello, più del simulatore di occhiali a raggi X.
L'applicazione si chiama semplicemente iMussolini ed è stata ideata da un giovanissimo imprenditore napoletano, il venticinquenne Luigi Marino, costa 79 centesimi, il 70% dei quali finisce nelle tasche dello sviluppatore, e il successo della bibbia del duce per iPhone sta fruttando a Marino un piccolo tesoretto, ma anche un mare di polemiche. L'obiezione più ricorrente, come già accaduto in passato per i cimeli di guerra in vendita su eBay, è che si possa configurare il reato di apologia del fascismo.
Mi piacerebbe tanto pensare ad un singulto di vera curiosità verso la nostra storia da parte dei giovani, ma quello che vedo nella mia mente sono cricche di giovinastri che si raggruppano agli angoli delle strade attorno ad un iPhone che riproduce un discorso del duce, alzando il braccio destro, ridacchiando e pensando a quanto onore avrebbero guadagnato se solo fosseri vissuti in quell'epoca.
Tutto questo proprio mentre si sta celebrando la triste ricorrenza del 65 anniversario del giorno della memoria.